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RICCA DI EMOZIONI LA SECONDA TOURNEE DEL CORO G.E.S. IN BRASILE

di Gigi Dalla Vecchia

da Schio - Numero Unico 2002

Diario delle emozioni, vissute in 12 giorni indimenticabili.

Partenza 31 ottobre 2001 - E' ancora notte, quando a Piazzale Divisione Acqui ci infiliamo nella corriera , che ci porterà all'aeroporto di Venezia. Alle prime luci del giorno siamo già in cielo, sopra Schio, con una visione nitida della nostra città; da questa altezza spariscono i campanili e l'Altovicentino diventa una realtà!

Milano Malpensa: inizia il grande balzo intercontinentale. Dopo i fatti terribili delle Torri Gemelle, c'è stata qualche perplessità circa l’opportunità di fare questo viaggio, e la decisione è stata presa non senza una certa sofferenza; ma ormai non c'è più spazio per i ripensamenti. Sereni, saliamo.....in cielo!

1 Novembre - Porto Alegre - E’ da poco passata la mezzanotte, il viaggio è stato lungo, ma tranquillo. Un abbraccio con gli amici del coro "Quel massolin di fiori " e, prima di andare a nanna, eseguiamo la prima canta "La Montanara": è il nostro passaporto. Oggi qui non è festa; alle 10 siamo ricevuti in Municipio dal Presidente del Consiglio della città; notiamo subito come le cerimonie siano semplici, ma ben curate. Godiamo di una grande ed affettuosa ospitalità. A sera scaldiamo i muscoli con il primo concerto ed il maestro Simone strapazza l’organo con una splendida toccata e fuga in re minore: è veramente bravo e il folto pubblico lo capisce.

2 Novembre - si parte per Caxias do Sul, una bella e graziosa città nel cuore della Serra. Raul, Fabio, Teresina e Fernanda sono i nostri angeli custodi; con loro andiamo dappertutto, anche in televisione; a mezzogiorno partecipiamo in diretta a un notiziario, proponendo alcune canzoni. Nel pomeriggio incontriamo il maestro Felix Slaviero, un vulcano di simpatia ( il suo coro ha cantato con successo all'Astra, in occasione del nostro 50° compleanno, ma anche alla "Montanara " un paio di anni fa ). Con lui come guida partiamo per la "Via dell’Emigrante". Visitiamo una delle prime case dei nostri emigranti, costruita in stile trentino: basamento in sasso , il resto in legno. All'interno mamma Giulia ci offre formaggio, salame e vin mericanèlo: la facciamo commuovere con alcuni canti del nostro vecchio repertorio popolare.

Flores da Cuhna è il paese di Bacco, il dio del vino: grandi estensioni di vigneti, cantine dappertutto ( sono i maggiori produttori di vino del Rio Grande do Sul ); anche le strade sono intitolate ad un tipo di vino e le piante ornamentali che adornano le aiuole del centro città sono naturalmente...viséle! A sera, dopo un riuscito concerto, facciamo le ore piccole cenando con mezzo paese: gente simpaticissima, che ci fa sentire come a casa. La notte è corta e il risveglio ci coglie con tanti arretrati di sonno: ma non c'è tempo da perdere perché ci attende Gramado, una graziosa cittadina turistica di tradizione tedesca; qui abbiamo la gioia di abbracciare Walter, il nostro Presidente che, per un imprevisto dell’ultima ora ha dovuto ritardare la partenza ; e così, felice, s'infila tra i baritoni che tirano un sospiro di sollievo. Ma il personaggio più spettacolare che potevamo incontrare è il parroco del paese, un tipo alla Bud Spencer, moltiplicato per due: grande e grosso, con una voce da cantante lirico, simpatico e coinvolgente. Dopo averci servito un fumante piatto di spaghetti italiani, ci snocciola la sua filosofia: " Vivere in una casa tedesca, mangiare come gli italiani, ..ma vivere come i brasiliani! " Gramado ospita la casa di Babbo Natale, situata in un bel parco: la visitiamo con curiosità e proviamo una strana sensazione: da noi il Natale è legato al freddo ed alla neve, mentre qui sono 38° gradi all'ombra! Dopo la messa della sera, regaliamo ad un folto ed attento pubblico le nostre più belle canzoni: anche se il paese è di tradizione tedesca, molti capiscono e parlano il dialetto veneto che anche qui è quasi una lingua internazionale. Il menù della cena è incredibile: marmellata e salame, salsicce e miele, cioccolata e vino aspro, tutto mescolato insieme in un crescendo di confusione e ....allegria

Domenica 4: oggi giochiamo in casa ( siamo ospitati in un posto meraviglioso e tranquillo, il centro pastorale di Caxias) e perciò c’è tempo per telefonare a casa e per scrivere qualche cartolina. A mezzogiorno, dopo una generosa caipirinha a casa di Fernanda, siamo ospiti all’Università di Caxias, una scuola privata efficiente e moderna. Ci colpisce una scritta cubitale che troneggia sul muro d’ingresso del complesso: " Educhiamo al sapere le menti ed i cuori, per garantire a tutti un futuro migliore!" All’affollato concerto della sera nella Cattedrale, abbiamo l’onore di cantare assieme a Giovanna e Rodrigo, rispettivamente soprano e tenore, due splendide voci, tra le più promettenti del Rio Grande.

Il giorno successivo, 5 novembre, dopo aver partecipato alla commemorazione celebrativa dei 100 anni della Camera di Commercio, presenti le massime autorità ed il Console d’Italia (ci onorano della loro compagnia anche il Sindaco di Torrebelvicino Pietro Collareda, ma anche il nostro di Schio, Giuseppe Berlato Sella, che prendono spesso la parola per manifestare e portare l’affetto e la considerazione delle nostre città per il mondo degli emigranti ) , partiamo per Garibaldi: in questo sperduto paese dell’America latina, l’Eroe dei due mondi ha incontrato Anita, la sua leggendaria sposa. Qui tutto parla dell’Italia e l’Amministrazione ci riserva una generosa accoglienza. Il Sindaco del paese ci accompagna a visitare la pista da sci sintetica, che è il fiore all’occhiello della città. E’ stata costruita e progettata da un certo Santini, un maestro di sci, che è morto proprio il giorno dell’inaugurazione , provandola. D’altro canto i grossi macigni che tengono giù il telo ai bordi della pista e le piante da schivare in prossimità dell’arrivo la dicono lunga sul concetto di sicurezza che si nutre da queste parti. E’ l’anima brasiliana, semplice e scanzonata, che vive a tavoletta la giornata presente, domani si vedrà... A sera tutto il paese si raduna nel duomo, che risulta stracolmo di gente entusiasta e partecipe: dopo il nostro concerto, forse il migliore della tournée, l’amministrazione sfodera l’en plein corale del luogo: cantiamo assieme a ben sei cori della città, vivendo momenti molto intensi di gioia.

Nei due giorni successivi, 6 e 7 novembre , il coro fa tappa prima ad Encantado e poi a Veranopolis. Encantado è la città gemellata alla nostra Valdastico e l’abbiamo già visitata nella precedente tournée del 95. Soltanto che stavolta troviamo la novità del caldo: all’interno del teatro, dove ci esibiamo, sono 40 gradi e così la sauna è assicurata! Per fortuna, il giorno dopo a Veranopolis le cose cambiano: una benefica pioggerellina riporta il termometro alla ragione. Anche qui siamo ricevuti in Municipio e tra l’altro, facciamo un commovente incontro: una bambina brasiliana di nome Camilla sgomita tra la gente e si avvicina a noi con un piccolo dono e con la freschezza dei suoi 10 anni ci dice: " Sono venuta a incontrarvi e a portarvi un regalo, perché io amo la lingua italiana e amo gli italiani..." Gli occhi si fanno lustri e sul volto di tutti si legge la commozione. A sera, durante il concerto ce la coccoliamo e le dedichiamo le nostre canzoni. Speriamo prima o poi di rivederla e ospitarla qui a Schio, a casa nostra, perché abbiamo capito che questo sarebbe per lei il più grande regalo.

Giovedì 8 è l’ultimo giorno che rimaniamo nella Serra; dopo una visita ad una delle più grandi industrie del Brasile, la Marcopolo, che costruisce pullman per mezzo mondo ( 7.000 operai! ) andiamo ad incontrare i bambini di Padre Eurides: orfani, meninos de rua, figli di nessuno, che per fortuna hanno trovato l’amore dei figli del Murialdo, il santo prete piemontese che, come Don Bosco, ha dedicato loro la vita. Sono tanti, troppi, vivaci ed affettuosi ; andiamo a visitarli mentre studiano e poi mentre giocano, cantiamo loro alcune canzoni, ma ci prende un groppo alla gola, al vedere tante creature abbandonate, senza l’amore di una famiglia...Anche se li avevamo già visitati nel ’95, sarà questo uno dei ricordi più amari del nostro viaggio. Dopo il concerto della sera, tenuto nel grande teatro S.Josè di Caxias, dall’acustica perfetta, arriviamo "all’ultima cena": mega, sotto tutti i punti di vista, discorsi, omaggi, foto, baci ed abbracci, ringraziamenti, promesse d’arrivederci... All’una di notte a stento stacchiamo la spina, perché vorrebbero trattenerci ancora e c’infiliamo nella corriera sulla quale viaggeremo per tutta la notte, fino alle 16 del giorno dopo: 1200 chilometri a nord , dopo una spettacolare cavalcata ( la nostra corriera non corre più d’un buon cavallo..) tra campi coltivati a perdita d’occhio, ci aspetta l’ultimo regalo brasiliano, le cascate di Foz de Iguaçu. Lo spettacolo di cui godiamo, ormai sul finire della sera, è impressionante ed indimenticabile. Miliardi di tonnellate d’acqua, su un fronte di quasi tre chilometri, si sbizzarriscono in colossali salti, spartendosi in innumerevoli cascate, rivoli e cascatelle. E’ una natura potente e selvaggia che incute riverenza e soggezione. Il pulviscolo d’acqua, portato dall’aria, mitiga un po’ il caldo umido di 40 gradi che ci fa parecchio sudare. Facciamo il lungo percorso quasi in silenzio, avvolti dal rumore assordante dell’acqua e scarichiamo tutti i rullini che abbiamo a disposizione: uno scenario di questo tipo si incontra poche volte nella vita! A sera siamo tutti intontiti di emozioni, di sensazioni forti, di visioni indimenticabili...e anche di tanta stanchezza. Domani si torna a casa e sarà finita la pacchia! Ma saremo più ricchi di amicizie, esperienze e ricordi. Alle prime ore del mattino di sabato 10 abbiamo già le valigie in mano. Abbracciamo riconoscenti Fabio, un caro amico brasiliano, che ci ha accompagnato per tutta la tournée ed abbandoniamo con una certa commozione la terra brasiliana. Porto Alegre, San Paolo, Milano, Venezia, Schio: alle 17 in punto di domenica 11 novembre siamo a casa , come da copione. C’è in tutti grande contentezza per aver portato un po’ d’Italia in luoghi dove questa è molto amata, c’è la gioia di aver riabbracciato vecchi amici e di averne incontrati di nuovi; c’è soprattutto l’orgoglio di far parte di un gruppo che, con sacrificio ed impegno, porta avanti un progetto associativo che dura da oltre 50 anni, diffondendo amicizia, allegria e cultura! Avanti così, coro G.E.S. e .. alla prossima!

Gigi Dalla Vecchia



 
 
.: RUBRICA :.

..di mestiere emigrante
..DI MESTIERE EMIGRANTE

Se in casa c’è un rubinetto che perde e dopo venti o trent’anni continua a perdere vuol dire che andava bene così... Il rubinetto della emigrazione ha continuato a perdere ininterrottamente per cento lunghissimi anni. Attraverso quel rubinetto sono passati 27 milioni di italiani. Quando finalmente il rubinetto si è fermato non era perché gli uomini erano diventati più saggi. Semplicemente non c’era più acqua.
Rubrica a cura di Giuseppe Grotto.

 

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